Abhaya Mudra

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Abhaya Mudra

sintesi di Anna Orsini

Leone D’Alessandro è l’autore di un articolo apparso sul n. 64 – Sett/Ott. 2015 – della rivista “Vivere lo Yoga” sul tema dei Mudra.

L’autore afferma che nel contemplare l’immagine del Buddha o di qualche benevola divinità indù nella posizione del loto, lo sguardo rivolto all’interno, il volto illuminato da un tenue sorriso e la mano alzata col palmo rivolto verso di noi, non possiamo non sentire tutta la pace e la serenità che trasmettono in ogni dettaglio.

Le nostre mani concentrano una enorme quantità di terminazioni nervose e altrettanto numerosi canali energetici. La mano alzata è una vera e propria posizione yoga, un Hasta Mudra, uno dei molti gesti potenti nella pratica tramandati dai maestri.

La posizione della mano che troviamo nella maggior parte delle raffigurazioni orientali si chiama Abhaya Mudra che significa “gesto della non-paura”. Come moltissimi asana può essere letto a vari livelli: un gesto di difesa, un comando che arresta ciò che ci spaventa, ma anche un segno di pace perché mostra la mano disarmata.

La paura non alberga nella pace, ma nella guerra. L’antica saggezza indiana afferma: “se non vuoi avere paura, vivi in pace col mondo”.

Nelle raffigurazioni sacre troviamo spesso questo gesto accompagnato al Varada Mudra fatto con la mano sinistra con il palmo aperto e inclinato verso il basso. E’ il gesto del dono, come a lasciar cadere monete o gioielli.

Se pensiamo alla paura non come a un nemico, ma come un segnale di allarme per evitare un pericolo, la paura può diventare un alleato. Se la accettiamo e la guardiamo con serenità, il dramma scompare.

Queste posizioni diventano, quindi, gesti che possiamo rivolgere alla nostra paura. Il palmo della mano aperto può diventare uno specchio, dove la nostra paura, riflettendosi, si vede e scopre, forse, di essere piccola o magari di non esistere.