Yoga come Antidoto alla sofferenza

sintesi di Anna Orsini

Antonio Nuzzo è l’autore di un articolo pubblicato sul n. 124 di Giugno 2018 della rivista “Yoga Journal”.

L’autore afferma che la sofferenza umana nasce dal dover affrontare le difficoltà della vita e nei pensieri ossessivi che ne derivano e che culminano nella più terribile, quella della mente.

Le difficoltà sono oggettive, ma l’approccio mentale è soggettivo. Piacere e dolore sono figli della nostra mente che ospita paure, impotenze, sensazioni e ricordi negativi, autolesionismi.

Secondo Patanjali lo yoga, percorso di ricerca spirituale che ha come obiettivo ultimo il raggiungimento della beatitudine, è la sola strada percorribile. Eliminare o contenere la sofferenza è possibile. Sono pochi gli “eletti” che nascono realizzati e posseggono fin dalla nascita la verità del sé, gli altri devono fare un percorso che presenta le tre vie: devozione (bhakti), energia (hatha) e conoscenza (jnana).

Hatha, unione di ha (forza di volontà, intelligenza, razionalità, Sole) e tha (emotività, passionalità, inconscio, Luna), lavora nell’equilibrio fra queste due forze molto potenti e sul controllo del corpo e della mente che, progressivamente, si svuoterà delle vritti (pensieri ossessivi) e con la meditazione si avvicinerà all’accoglienza della verità del sé.

L’osservazione di ciò che accade nella mente e la devozione a Isvara, signore dello yoga, spirito luminoso, risvegliano buddhi, l’intelligenza creativa che consente e sviluppa la capacità di scoperta e relazione prima con il sé e poi con il Sé.

E’ difficile definire il concetto di meditazione che sembra il luogo ove avvengono accadimenti che ci permettono di liberarci dalle agitazioni mentali. Patanjali dice che va scoperta con gradualità, che la nostra vita deve nutrirsi di altre pratiche e altre esperienze, deve costantemente mutare ed arricchirsi e ad un certo punto, semplicemente e misteriosamente, la meditazione …..accade, entra a far parte del nostro quotidiano e non ci abbandona più.