Vita intonata

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Vita intonata

sintesi di L. Coèn

La rivista “Yoga Journal” ha ospitato, sul n. 53 del Maggio 2011, un articolo di Cristina Rapisarda Sassoon sul tema del Nada Yoga.

L’autrice sostiene che il Nada Yoga è una disciplina antica di cui restano poche tracce nelle scuole Yoga occidentali. Nada, dalla radice Nad, esprime l’idea del flusso, indica che il suono origina tra l’energia del respiro (NA) e quella del calore (DA) e che, a far scaturire la voce, sia l’attrito del fiato contro le corde vocali. Il flusso è inteso tradizionalmente come suono, quello sottile della consapevolezza. Il Nada Yoga è fondamentale per penetrare negli strati più profondi della mente attraverso le vibrazioni. Il protagonista principale è il silenzio e il vuoto è parte integrante del Nada Yoga. Il suono viene dal silenzio e in lui si dissolve. Nella Maitry Upanisad, VI 22, è scritto “è mediante il suono che il non suono si manifesta.” Nell’immobilità melodica a cui ci addestra lo yoga, si ritrova ogni cosa.

Attraverso la ricerca della vibrazione primordiale, il Nada Yoga conduce verso l’unione autentica tra il Sè individuale e il Sè universale, ad intonarsi con l’Universo utilizzando corpo e mente come strumento da accordare. Diverse sono le strade, tutte però con lo stesso scopo: sgombrare la mente per raggiungere l’armonia interiore. Ognuno sceglie la scala in cui scrivere la propria nota.

La prima strada è il respiro, perchè il corpo è la melodia del suo respiro. Quello che ascoltiamo ad occhi chiusi nella quiete, immobilità e silenzio. È possibile musicare il soffio vitale, come il ronzio dell’ape in brahmari pranayama, una pratica del Nada Yoga. È sorprendente ascoltare il proprio ronzio rompere il silenzio immersi nello sciame del gruppo di praticanti. La vibrazione brahmari ha un potente effetto calmante sulla mente e sul sistema nervoso, risvegliando la consapevolezza dei suoni psichici interiori. Nella pausa che segue la pratica si può provare ad ascoltare le note che si generano spontaneamente dentro di noi. Nel silenzio assoluto possono superficializzarsi suoni profondi, da passare in rassegna fino ad identificare “la nostra composizione intima”, quella che ci colloca nella scala armonica dell’Universo.
La strada parallela al Nada Yoga è la recitazione del mantra, a partire dalla sillaba immancabile OM. “È, di per sé, il suono, è l’assenza di morte, l’assenza di timore…”.

Il Nada Yoga esalta il ritmo del mantra: la ripetizione della sillaba Om crea un fremito negli strati più profondi della mente, conducendo alla percezione del proprio suono interiore. Così si impara a vivere e a praticare il mantra come pura vibrazione, chiave di accordatura tra il Sè interiore e l’Assoluto. La melodia sacra ha valore neutro, strumento e non preghiera, passaggio cruciale nel Nada Yoga e non atto di fede. Intonare bene l’Om equivale ad eseguire correttamente un’asana, consentendo di osservare lo stato di benessere, armonia e abbandono creativo. L’intimità con l’Assoluto è la magia ricercata ed è solo qui ed ora che inizia la preghiera, il vero abbandono al divino.

La via del canto, a cui il Nada Yoga conduce, sviluppa la consapevolezza della melodia della voce che racconta le emozioni, gli stati d’animo, lo stato di salute, la relazione con l’altro. Ascoltare consapevolmente la propria tonalità e trasformare le vibrazioni in una nuova armonia può avere effetti benefici sull’intero sistema mente-corpo. Nelle Upanisad viene spiegato che tutte le vocali sono alimentate da Indra, antico dio della tempesta e della folgore ma anche rappresentazione del Jivatman (Sè vivente) e pronunciare con sonorità le vocali, lo rafforza. Perciò come nelle asana, anche con il canto è possibile cambiare forma e identità e togliere strati, abbattere blocchi.