Un momento di ascesi

sintesi di Anna Orsini

Antonio Nuzzo è l’autore di un articolo pubblicato sul n. 129 di Dicembre 2018 della rivista “Yoga Journal”.

Secondo l’autore, Patanjali afferma che siamo pietre preziose luminose la cui luce è coperta e incrostata dai movimenti delle vritti che affollano e ossessionano la mente. Solo l’azione volontaria di chi segue yama, niyama, asana e pranayama può liberare quella lucentezza.

L’autore rammenta che yama e niyama sono come attivatori subliminali che ci incanalano lungo una disciplina seria, asana permette l’equilibrio, la stabilità e la pace del corpo, pranayama controlla l’energia vitale attraverso il respiro.

Il cammino non è ancora completo. Ad un certo punto il controllo del respiro trascende lo stesso controllo, va oltre l’atto respiratorio per uscire dal meccanismo inspiro-pausa a polmoni pieni-espiro-pausa a polmoni vuoti.

Superare i condizionamenti permette di giungere ad uno stadio in cui possiamo “vedere” ciò che era nascosto: una luce interiore che illumina la coscienza (citta).

Ciò che copre la luce si dissolve (sutra 2.52), dice Patanjali, aggiungendo “con il Pranayama si sviluppa la capacità di concentrarsi”(sutra 2.53).

Lo yogi con la mente non più offuscata dalle vritti è nello stadio di dharana, concentrazione . Si verifica una forma di attenzione “non volontaria” permanente.

“Con i sensi non più in contatto con gli oggetti, si raggiunge pratyahara, la ritrazione e la coscienza diventa simile alla sua  vera natura” (sutra 2.55).

Da qui si accede alla meditazione, dhyana , che per Patanjali non è raggiungibile attraverso l’esercizio, semplicemente “accade”.

Il percorso della pratica termina con pratyhara, tuttavia gli yogasutra proseguono con altri due libri.

Nel terzo libro, Vibhuti Pada, Patanjali, espone le fasi dharana, dhyana e samadhi, cioè concentrazione, meditazione e estasi, tre anga interni. Si tratta di esperienze interiori profonde , il cui accadimento può essere solo favorito, e non garantito, dalla pratica di yama, niyama, asana e pranayama.

Nel quarto libro, Kaivalya Pada, Patanjali, affronta argomenti sempre più complessi  e “sottili”, con definizioni talvolta difficilmente comprensibili, i samadhi.

Ci troviamo nel campo della filosofia pura, del misticismo e del mistero. La trasformazione se deve avvenire , avverrà come un regalo