Saggezza

sintesi di Annalisa Ceccatelli

Un articolo pubblicato sul n. 117 di Ottobre 2017 della rivista “Yoga Journal” affronta il tema della concentrazione. L’articolista afferma che sviluppare la concentrazione è un po’ simile ad andare in bicicletta: a volte si cade, poi la paura svanisce e lascia spazio al senso di libertà. Lo stesso vale per la pratica. Il percorso è graduale.

La concentrazione è la capacità di unire focalizzazione, volontà, disciplina mentale e l’impegno. Facciamo convergere e indirizziamo tutte le energie così che ogni nostra parte si integri e focalizzi con l’intero, così come un’orchestra. Integriamo tutti gli aspetti della consapevolezza. Per trovare il giusto equilibrio occorre anche vigilanza, prontezza di riflessi e costanza.

Ciò che conta in meditazione è l’attenzione. Una mente disattenta e poco abituata alla concentrazione incontra grosse difficoltà nel processo meditativo. Potrebbe essere utile raccogliere la mente e condurla verso uno stato di attentività e, solo in seguito, utilizzare gli strumenti suggeriti dalle varie tecniche di meditazione. La mente spesso si comporta come una scimmia: fantastica, progetta, non gradisce star ferma e attenta. Pertanto, facciamo ricorso a pazienza e gentilezza per riportarla al presente. Attenzione e consapevolezza hanno questa funzione.

E’ necessario creare le condizioni adatte; concentrarsi sul respiro, sulle sensazioni corporee stimola l’abilità e la forza mentale alla presenza. Dopo le sensazioni fisiche, avendo attivata e sviluppata la presenza mentale, siamo in grado di osservare il presente. Respiro e le sensazioni corporee sono come una boa nella tempesta. Per quanto la mente venga sballottata dal vento, il respiro indica la via per tornare a noi stessi. La presenza mentale aiuta ad essere vigili e a selezionare i visitatori della mente.

Stanchezza e sonnolenza sono i primi ostacoli durante la pratica. Senza bisogno di auto-biasimarsi, sediamoci e facciamo pace con la stanchezza. Senza combattetela, trattiamola con gentilezza. Con il respiro manteniamo alto il nostro stato di all’erta. Riusciremo a coltivare la presenza mentale e il momento presente.

Qui ed ora, ovvero il momento presente, è il vero maestro, il nostro laboratorio personale. Con piena attenzione investighiamo adeguatamente ciò che si verifica dentro di noi. Troveremo la strada a fare ciò che è appropriato, non solo ciò che è giusto. Il percorso buddista si fonda sull’esperienza diretta e non sul ragionamento o verità a priori.

Un’azione dannosa non è appropriata e, quindi, da evitare. E’ importante è essere onesti con se stessi, fidarsi della propria saggezza ed esperienza. Il cammino della consapevolezza è a portata di mano.