Odaka Yoga 1

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Odaka Yoga 1

 sintesi di Claudia Ragozzino

Roberto Milletti, Francesca Cassia, Consuelo Cinquanta sono gli autori di un articolo apparso sul n. 63 – luglio/agosto 2015 – della rivista “Vivere lo Yoga” sull’Odaka Yoga.

I primi due autori sono i fondatori dell’ Odaka Yoga, uno stile di yoga contemporaneo che si ispira al moto dell’oceano e delle sue onde, in cui i ritmi naturali del moto ondoso vengono riprodotti dal corpo durante la pratica.

In quest’articolo gli autori evidenziano molto chiaramente il rapporto strettissimo esistente tra l’elemento acqua e l’essere umano: siamo composti per il 70% di acqua e da essa dipende la nostra stessa esistenza, l’acqua è presente in ogni singola cellula del nostro corpo e nell’acqua compiamo i nostri primi movimenti.

Questo concetto è stato messo in luce sin dall’antichità e lo troviamo espresso anche all’interno del Rig-veda (la mia origine è nell’acqua, nell’oceano).

L’acqua è l’elemento connesso al nostro secondo chakra, Svadhisthana Chakra, letteralmente “sede del sé”; ecco allora che muoversi come acqua significa, da un lato, tornare alla nostra natura primordiale, allenostre origini e, dall’altro, muoversi in armonia con il proprio sé.

Muoversi come acqua è un concetto che implica diversi aspetti, tanti quante sono le caratteristiche dell’elemento acqua, in particolare stabilità, fluidità e cedevolezza.

Stabilità – l’acqua è in perenne fluire, in superficie spesso increspata o agitata, mentre in profondità conserva la sua calma immota e la sua temperatura. I movimenti che avvengono in superficie non smuovono la stabile tranquillità che caratterizza la profondità, così come gli sbalzi di temperatura legati all’alternarsi del giorno e della notte ed al ciclo delle stagioni non impediscono all’acqua di conservare il calore e rilasciarlo gradualmente, consentendo le diverse forme di vita che popolano il nostro pianeta.

Così come l’acqua conserva la propria stabilità nonostante il continuo fluire in superficie, così noi siamo in grado di sperimentare la stabilità del corpo e della mente nell’esecuzione di un’asana, sia essa statica o dinamica. Essere stabili nelle posture dello yoga vuol dire essere centrati, presenti nella propria muscolatura e consapevoli dell’allineamento dello scheletro in ogni singolo movimento.

Come il corpo, anche la mente è stabile quando è centrata, ovvero in uno stato di vigile quiete (come avviene durante la meditazione), nonostante il movimento incessante di pensieri, ricordi, emozioni e sensazioni.    

Fluidità – straordinaria caratteristica dell’acqua è quella di adattarsi ad ogni contenitore, d’insinuarsi ovunque, mutando continuamente la propria forma per poi tornare sempre alla propria consistenza originaria. Muoversi come acqua durante la pratica yoga vuol dire entrare nelle varie posture e passare da un’asana all’altra adattandosi ad esse, in armonia, senza sforzo e senza scatti, permettendo così al proprio corpo di assumere nuove forme, nel pieno rispetto delle proprie possibilità e caratteristiche.

Ben saldi nel momento presente e facendo ricorso alla nostra capacità di propriocezione (ovvero la consapevolezza del proprio corpo) i movimenti diventano un fluire ininterrotto, così come la mente si lascia scorrere da un pensiero all’altro senza trattenerne alcuno, osservandoli andare e venire, senza lasciarsi coinvolgere.

Cedevolezza – associata alla fluidità, la cedevolezza è un’altra caratteristica dell’acqua, da intendersi non come arrendevolezza e fragilità, quanto come capacità di aggirare gli ostacoli senza confliggere con essi, lasciandosi attraversare mantenendo tuttavia la propria integrità e purezza.

La cedevolezza nella pratica yoga vuol dire permettere al corpo di adattare a sé la postura, entrare nell’asana senza sforzo o tensione divenendo una cosa sola con essa. Quando ciò accade, anche la mente può serenamente fluire libera da pensieri e condizionamenti, in armonia con il momento presente.