L’obiettivo dello Yoga

sintesi di Anna Orsini

Antonio Nuzzo è l’autore dell’articolo “l’obiettivo dello yoga” pubblicato sul n. 120 di Febbraio 2018 della rivista “Yoga Journal”.

L’autore afferma che gli insegnamenti dello yoga, diluiti nelle migliaia di pagine dei Veda, o nella dottrina della tradizione vedica delle Upanishad, o nei versi della Bhaghavad Gita, sono poderosamente muniti e codificati da Patanjali nel libro che a fine ottocento venne definitivamente intitolato Yogasutra.

In 196 aforismi, Patanjali crea un modello, un parametro di riferimento imprescindibile per chi voglia comprendere che cosa sia o non  sia lo yoga.

Anche se non contiene alcun riferimento agli Asana, l’opera è strettamente legata alla pratica e quindi non è soltanto un meraviglioso esercizio intellettuale o mistico.

La mente umana è affollata di pensieri, ragionamenti, sogni, fantasie, paure, ossessioni, (vritti). Le fluttuazioni delle vritti, dalle più sottili e sofisticate, alle più concrete e comuni, agitano e modificano continuamente citta, impediscono concentrazione e meditazione, creano smarrimento e sofferenza, allontanano dalla vera natura del sé.

Una conoscenza che possa gestire simultaneamente corpo, respiro e mente, è la condizione ideale per arrestare temporaneamente o definitivamente l’agitazione mentale ed esistenziale indotta dalle vritti. In questo modo potremo avvicinarci alla profonda comprensione del Sé.

Ecco perché il 2° Sutra “yogascittavrttinirodhah”(lo yoga calma le fluttuazioni della mente), pur essendo all’inizio del testo, è il più importante, è un punto di partenza e anche di arrivo; definisce l’obiettivo.

Per raggiungere questo obiettivo è illuminante il 1° sutra del 2° capitolo: lo yoga si fonda sull’azione (asana), sulla conoscenza dei testi sacri e sul distacco dall’Ego attraverso la devozione (Isvara)

Qui si incontra il termine Krija yoga (yoga dell’azione) che si basa sulla combinazione di 3 energie: tapas (ascesi-ardore), studio dei testi e della propria interiorità (svadhyaya) e devozione a Dio (Isvara pranidhana).

L’ equilibrio tra queste energie interiore, mentale, devozionale è importantissimo e imprescindibile.

Previlegiarne una, perfezionandola in modo maniacale, potrebbe esaltare l’Ego che, nutrendosi dello sforzo fisico, mentale, cognitivo e devozionale, non è mai pago, non conosce pace, esalta il piccolo sé e, in definitiva, si oppone alla ricerca yogica.