L’arte della Solitudine

sintesi di Valentina Claudi

Stefano Bettera in questo articolo, pubblicato sul n° 123 maggio 2018 della rivista Yoga Journal, cerca di mostrare come sia limitata l’abitudine diffusa di indentificare l’idea della solitudine come separatezza dal resto del mondo.

L’autore tenta di avvalorare la sua ipotesi, riportando l’esperienza dello scrittore francese Montaigne il quale, convinto che per poter ritrovare realmente sé stesso fosse necessario sciogliere tutti gli obblighi che lo legavano agli altri, si ritirò dalla vita mondana e andò a vivere in cima a una torre nella città di Bordeaux.

Dopo un periodo di isolamento si rese conto che la mente invece di acquietarsi saltava da un pensiero all’altro come una scimmia impazzita.

Secondo Bettera il raccoglimento, la contemplazione, la concentrazione e la meditazione, sono le condizioni che ci concedono di entrare in contatto con noi stessi, senza che sia necessario entrare in uno stato di isolamento.

Questo genere di solitudine consente, al contrario, di aprirsi al mondo esterno che non è affatto scomparso, anzi ci concede di viverlo in maniera più autentica senza essere travolti dalle continue sollecitazioni che ci arrivano.

L’articolo dedica spazio anche ad una riflessione sulla meditazione di gruppo, evidenziando il calore, il senso di appartenenza e la forza che si crea con questa pratica. Si ha una condivisione del silenzio, durante il quale si crea una connessione senza bisogno di parole.

Infine Stefano Bettera riporta l’esperienza di Gotama, il quale parla del suo risveglio non come un’esperienza ultraterrena, bensì umana, incarnata e percepita attraverso i sensi, con un forte radicamento nella realtà attraverso il  respiro e le sensazioni del corpo.