Il padre spirituale, il Guru

Sintesi di Anna Orsini

Emina CevroVukovic, in un articolo apparso sul n. 31 – Marzo 2015 – della rivista Yoga Journal, ci parla della figura del Guru.

L’autrice afferma che nella tradizione indiana nulla è più importante e più santo del guru o della gurvi, testimoni dell’irruzione del divino sulla terra (avatara), rivelatrici del Brahman, l’Assoluto, capaci di condurci alla liberazione.

Per noi occidentali, cresciuti in una religione ben strutturata e generalizzata e nel mito del “self made man”, è difficile concepire la figura del guru come indispensabile al progresso spirituale, al quale si deve obbedienza assoluta e dal quale, anche nel caso in cui ne vedessimo limiti e contraddizioni, non si può “divorziare”.

L’articolista intervista sul tema il professor Giuliano Boccoli e, sintetizzando le sue risposte, sostiene che la “qualità” del Guru che scegliamo dipende anche dal nostro Karma. Se avessimo avuto un Karma migliore ne avremmo trovato uno migliore. I buoni maestri si riconoscono più dall’esempio che danno e dal loro modello comportamentale, piuttosto che dagli insegnamenti verbali. I buoni maestri sono difficili da trovare perché tendono a rendersi poco visibili.

L’obbedienza incondizionata è un metodo che porta ad accettare e a riflettere sul limite, ci costringe a scoprire significati inaspettati ed infine ad attivare il guru interiore. Si tratta di un’obbedienza funzionale che ci indica il nostro Guru nel nostro Io Interiore.

Il Guru è come un padre spirituale: non è compiacente, non vuol fare l’amico, costringe ad un confronto che fa crescere.

La figura del maestro spirituale esiste anche nello yoga tantrico buddhista e in questa tradizione il maestro non è indicato dal Karma; viene scelto dopo un attenta e lunga ricerca raccomandata anche dal Dalai Lama. Una volta diventati discepoli non potremo più cambiare. Spesso, noi intendiamo la libertà di una perfezione senza costrutto. Dobbiamo invece riscoprire il significato profondo della devozione ad un maestro che, come un padre, non deve essere perfetto, deve invitare al confronto; essere presente in una dimensione affettiva, priva di giudizio e ricca di accoglienza e amore.