Il Genoma Yoga

sintesi di Luisa Bafile

In questo articolo Il Genoma dello Yoga ci salverà, comparso su Yoga Journal n. 131 del Marzo 2019, gli autori Mario Raffaele Conti e Elia Perboni intervistano la professoressa Donatella Caramia, neurologa, neuromusicologa, ricercatrice e yogini.

La ricerca attuale di Donatella Caramia esplora i rapporti tra consapevolezza di sé, spiritualità, arte e plasticità cerebrale, in una concezione che lei definisce “Neurologia Umanistica”. In questo ampio campo di studio ci sono molte affinità con i principi dello yoga e d’altra parte la capacità di contattare la dimensione interiore è un’inclinazione naturale, strettamente collegata al senso di benessere e alla regolazione del sistema immunitario. Le ricerche in campo neuroscientifico dimostrano che yoga e meditazione influenzano positivamente la nostra salute, confermando la validità scientifica dell’intuizione dei saggi dell’Oriente.

Nel Centro di Diagnosi e Cura della sclerosi multipla al Policlinico di Tor Vergata a Roma è stato attivato fin dal 2003 uno studio in cui i pazienti sofferenti di sclerosi multipla sono stati avviati all’apprendimento dei principi dello yoga. I pazienti esprimevano l’esigenza di migliorare e guarire, unita a una forte volontà e disponibilità a rivoluzionare abitudini negative e vecchi e inadeguati stili di vita. Lo Yoga si presentava come la soluzione ottimale per portare i pazienti verso un dialogo interiore tra corpo e mente che attivasse trasformazioni plastiche a tutti i livelli della sfera cerebrale, inclusa quella della cognizione e della consapevolezza di sé.

Dopo alcuni mesi di lavoro si sono visti risultati positivi soprattutto sulla depressione e sulla attenuazione dei sintomi correlati al senso di fatica. Il confronto con un gruppo che seguiva solo attività di fisioterapia mostrava differenze positive soprattutto sulla percezione della qualità della vita.

Questi risultati hanno mostrato che i pazienti avevano appreso una nuova forma di controllo e consapevolezza, riconoscendo in sé stessi la possibilità di partecipare attivamente alla determinazione del proprio stato di benessere. Coraggio, quiete mentale, capacità riflessiva, calma interiore, emozioni positive erano diventate espressioni ormai comuni nel loro lessico. Essi stessi erano cioè diventati – come direbbe Swami Kriyananda – positivi, energici, entusiasti. Il significato di queste tre parole si era impresso all’interno del loro cervello, attivando nuove sinapsi, aprendo nuove strade tra neuroni e pensieri.

La ricerca odierna ci ha mostrato che il cervello si scolpisce attraverso le abitudini, è fatto di pensieri, atti motori, apprendimenti e percezioni che forgiano l’intricato albero delle ramificazioni che costituisce il “connettoma”, un genoma neurale della mente e della psiche, che si forma anche dall’esperienza. Gli scultori di questo “genoma connettomico di neuroni” siamo noi stessi, quando rispondiamo con le nostre immagini interiori e con le nostre esperienze esteriori alle sfide del vivere quotidiano.

In questo processo, lo Yoga è la risposta più olistica e anche la più avanzata, perché rinsalda l’unione tra corpo e mente. Ogni respiro, ogni postura, gesto, sguardo e persino ogni assenza di sguardo o movimento hanno sempre un risvolto unificante e risanante. E in questa unificazione armonica si ottiene la guarigione attraverso un senso di benessere che porta a cambiamenti sempre più positivi allo stato di salute. Non solo la mente, ma tutto il corpo, partecipa al cambiamento iniziato dalla pratica dello yoga.

Quel che è certo è che la pratica dello yoga determina la formazione di nuove connessioni neurali, forgia per così dire un nuovo cervello e partecipa positivamente al processo di riorganizzazione plastica, importante per il recupero clinico.

La struttura genica di cui siamo dotati si forma al momento del concepimento dall’unione del corredo cromosomico del DNA materno e paterno. Per effetto delle esperienze e delle condizioni ambientali nelle quali siamo immersi dalla vita intrauterina in poi, risveglieremo o meno certi geni, cioè certe porzioni di DNA. Alcune parti, cioè, saranno attivate, facilitate, altre verranno silenziate.

Il processo di trasformazione del genoma avviene per un fenomeno biochimico che agisce a carico di singoli geni o di spezzoni di DNA. Un’immagine suggestiva al riguardo è quella di una tastiera di pianoforte con i suoi 88 tasti: la “musica” della propria vita ne suonerà alcuni e ne lascerà altri inutilizzati.

Per quanto riguarda la meditazione, si può osservare che per poter meditare è necessario acquisire una nuova dimensione cognitiva, occorre saper controllare il corpo, la mente, il respiro. E’ come imparare a suonare uno strumento o apprendere una nuova lingua. Occorre cioè aver appreso una capacità di controllo più elevata e che richiede una volontà molto forte.

Yogananda e gli Yogi dell’antica saggezza indiana parlano di “prana” per definire l’essenza energetica della vita. Uno dei grandi insegnamenti di Yogananda sono i 39 Esercizi di Ricarica, che dal punto di vista fisico utilizzano l’ossigeno come elemento base della vita e stabiliscono un sottile equilibrio tra metabolismo aerobico e anaerobico.

La postura fisica negli Esercizi di Ricarica realizza un qualcosa di strettamente collegato alla Terra e alle forze gravitazionali. Sono anche movimenti che utilizziamo per comunicare tra di noi, ed è una forma di comunicazione specifica, che può darci una notevole forza percettiva.

Un corpo che pratica tali Esercizi di Ricarica sa collegarsi con le forze della Terra e dell’ambiente.