Essere nella posizione

sintesi di Anna Orsini

Antonio Nuzzo è l’autore di un articolo pubblicato sul n. 127 di Ottobre 2018 della rivista “Yoga Journal”.

L’articolista sostiene che nel 2° capitolo degli Yoga sutra, Sadhana pada, Patanjali, esponga una vera e propria strategia per lo scopo di uno yogi, una condizione di totale benessere, samadhi.

Patanjali mostra come l’asana possa essere strumento di trasformazione dei processi mentali e modificare l’angolatura da cui osservare la vita.

Lo yoga insegna a gustare ogni attimo e l’asana è il mezzo attraverso cui contattiamo il respiro e le opportunità corporee.

Lo yoga moderno utilizza le posizioni per sviluppare abilità fisiche e raggiungere traguardi di postura veramente straordinari; l’asana, invece, deve essere “stabile” e “confortevole

Come conciliare queste due parole con sforzi, dolori muscolari, difficoltà di equilibrio? Occorre capire che l’asana non è una sfida, ma il campo di ricerca in cui si muove il corpo; per cui deve essere stabile e confortevole non in futuro ma “adesso”.

Non siamo invitati alla performance, ma al rispetto dei nostri limiti e delle nostre possibilità. Non esistono modelli da copiare, né obiettivi da perseguire, se non quelli che riguardano l’osservazione del nostro corpo, l’individuazione dei centri di resistenza, l’abbassamento dell’intensità dello sforzo.

Ciò che abbiamo sul tappetino è l’interiorità, non il fisico. La chiave è praticare con uno sforzo che si possa progressivamente allentare, in uno stato di profonda pace e contemplazione. Ci alleniamo a non vivere in balia degli eventi e a mantenere il nostro essere in una situazione di stabilità.

In una posizione che ci avvia a superare la nozione di tempo e spazio si arriva ad essere liberi dall’aggressione degli opposti, dalla dualità della vita.

Di regola siamo aggrediti sia dalla fame sia dal condizionamento che nasce dalla sazietà. Nel momento in cui si intravede la possibilità di liberarci dalla necessità di sfuggire alla sofferenza e dalla fatica della ricerca del piacere, ci rendiamo conto che quella è la strada che conduce alla stabilità, alla confortevolezza, alla pace.

Lo yoga, mettendoci in relazione con l’inconscio che incide pesantemente nella nostra interiorità, cambia gradualmente il nostro approccio esistenziale.

Altro che fitness.